“The Brood – La covata malefica” – Recensione

Written by Chiara Volponi

Marzo 15, 2021

Buon compleanno David Croneberg!

Per celebrare i 78 anni del regista canadese che ha fatto del body horror il suo marchio di fabbrica, abbiamo deciso di recensire The Brood, film del 1979.

 

Ma cosa si intende per body horror? È un sottogenere del cinema dell’orrore che ha a che vedere con le deformità fisiche, dalle mutazioni genetiche alle trasformazioni di parti del corpo in qualcosa di spaventoso e disgustoso. Cronenberg è considerato il padre di questo genere, e nel corso dei suoi primi anni come regista ha fin da subito saputo raccontare e mostrare questo genere allo spettatore in modo originale. Ciò che è fondamentale, è che il body horror non ha a che vedere solamente con l’aspetto fisico della mutazione mostruosa, ma è collegato con qualcosa di più intangibile, come l’inconscio e la psicoanalisi.
The Brood riesce a condensare nella sua storia tutti questi aspetti così cari al Cronenberg dei primi anni.

Nola Carveth (Samantha Eggar), moglie di Frank (Art Hindle) e madre di Candice (Cindy Hinds) si trova ricoverata nella clinica del dottor Raglan (Oliver Reed), un singolare psichiatra che pratica la psicoplasmia sui suoi pazienti, una terapia capace di provocare mutazioni nel corpo della persona al fine di esorcizzare le loro paure, fobie, traumi e risolverli. Durante una delle visite alla madre, la piccola Candice inizia a presentare dei segni di graffi e percosse sul corpo. Il padre e marito di Nola, Frank, inizia a fare ricerche sulla strana clinica di Raglan e sui comportamenti della moglie Nola, accusando Raglan di essere un ciarlatano e Nola di picchiare la figlia. Per cercare di tenerla al sicuro, Frank porta Candice da Juliana, madre di Nola, ma durante la permanenza, la nonna della piccola viene brutalmente assassinata da una strana creatura. Frank inizia ad indagare sulla morte di Juliana e su Raglan, scoprendo delle mostruose verità su sua moglie.

Nel film i segni sul corpo assumono una funzione comunicativa, un modo di espressione di paure ed angosce. Lo vediamo fin dall’inizio, nella prima scena della seduta psicoanalitica nella quale Raglan fa una dimostrazione pubblica di psicoplasmia su un paziente della sua clinica. Durante la seduta Raglan si immedesima nel padre del paziente, riportando in superficie tutti i suoi traumi infantili, che si esprimono non soltanto attraverso l’emotività del soggetto, ma anche tramite numerose escrescenze che si formano su tutto il suo corpo. Anche nel caso di Candice (“Candy”), i segni che presenta sulla schiena sono indice della rabbia di un soggetto terzo che si è sfogato sul suo corpo, e hanno la funzione di far investigare il padre su sua moglie Nola e su Raglan, fungendo da motore dell’azione. Assistiamo al terrificante linfosarcoma sulla gola di un ex-paziente di Raglan, che vuole denunciare il dottore proprio per le sue pratiche ritenute discutibili. Lo vediamo infine, come ultima espressione del male, nel corpo di Nola, in una scena memorabile per la sua crudezza e mostruosità ed assolutamente esplicativa del termine body horror.
Il principio di somatizzazione è fondamentale in The Brood, ma in generale nei film di Cronenberg del primo periodo. Qui in particolar modo, tutte le angosce dei soggetti vengono portate verso l’esterno tramite orribili segni sul corpo. La connessione tra corpo e psicoanalisi è fondamentale per la lettura e comprensione dei film di Cronenberg. Il concetto di somatizzazione qui è chiaramente portato al suo estremo nella sconvolgente scena finale, in cui vediamo Nola diventare a tutti gli effetti la genitrice del male. In questo caso sono la rabbia e la violenza a generare le reazioni piscofisiche.

Nel film viene messa in evidenza la pericolosità femminile e materna, che genera essa stessa il male e la rabbia. In primis è la madre di Nola, Juliana (Nuala Fitzgerald), a provocare il male nella figlia tramite la violenza, e questa stessa violenza verrà poi sfogata da Nola sulla figlia Candice, la quale sul finale, a sua volta porterà le tracce di quello che potrebbe sembrare un nuovo principio di nascita del male. Così la maternità viene vista come pericolosa e temibile, ed in questo caso, ciò che genera il terrore nel finale, al di là della presentazione della scena – che si configura come una delle più iconiche all’interno della filmografia di Cronenberg – è il fatto che una donna possa avere delle facoltà generative autonome. La donna viene raffigurata come un essere vivente completamente dominato dalle emozioni, incapace di razionalità e pertanto pericolosa, diventando la “madre cattiva”.

Tutto questo discorso viene racchiuso all’interno della psicoplasmia, la pratica del dottor Raglan, che diventa essa stessa la spiegazione e la chiave di lettura del film. Nella parola psicoplasmia vengono uniti due concetti che sono apparentemente inconciliabili: una cosa immateriale come i pensieri, il subconscio – “psico” –, ed un’altra più che mai materiale – il “plasma” –, la cui etimologia latina indica “la cosa formata”. È da questo concetto che viene fuori l’intera comprensione del film: l’incontro di corpo e mente, l’esorcizzazione del male attraverso il corpo, la mostruosità che deriva dai nostri pensieri più oscuri, la violenza sul corpo generata dalla violenza psicologica. Ed è così che l’unione di materiale ed immateriale porta alla collisione e alla fuoriuscita del male, proprio come avviene nel finale, simbolo dell’espressione più alta e disgustosa del termine.

The Brood è uno dei film emblematici della carriera di Cronenberg, non solo per la crudezza della raffigurazione e per la straordinarietà del trucco prostetico, ma anche per le interpretazioni magistrali degli attori, in particolare quella di Oliver Reed nel ruolo del dottor Reglan, di cui sono assolutamente memorabili le scene di terapia con i pazienti e con Samantha Eggar nel ruolo di Nola, che mai prima di The Brood aveva preso parte ad un film horror, ma il cui ruolo risulta interpretato in maniera egregia.

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