Horror Games: “The medium” – Recensione

Written by Chiara Volponi

Marzo 6, 2021

Horror Games è la nuova rubrica di Visioni Notturne in cui parliamo ed analizziamo videogiochi dell’orrore.

Oggi recensiamo The Medium (2021)

The Medium e la dualità: vita e morte

Il team Bloober, software house già nota negli scorsi anni per il celebre Layers of Fear (2016) apre questo 2021 con un interessante esperimento horror: The Medium, disponibile su PC e Xbox.
Anche se il team era già famoso per le particolari ambientazioni horror e per la qualità della scrittura narrativa, a migliorare il quadro si aggiunge il noto compositore della serie Silent Hill: Akira Yamaoka, che anche in questo titolo riesce a portare le sue sonorità tetre e oscure, un vero e proprio marchio distintivo.

The Medium narra la storia di Marianne, una medium che sin dai primi minuti di gioco vediamo afflitta, sia per un incubo ricorrente che sembra avere ogni notte, sia a causa della morte del suo patrigno. Per una medium come Marianne vedere una persona morire è ben diverso da tutte le altre persone, perchè ella può vedere (e vivere) contemporaneamente due diversi piani: quello dei vivi e quello dei morti.
Il giorno dell’addio però Marianne riceve una misteriosa telefonata da un uomo di nome Thomas che sembra sapere il significato dietro al suo sogno e la invita a parlare al Niwa Resort, una vecchia casa di riposo tristemente nota per un genocidio avvenuto alcuni anni prima, nominato per l’appunto “il massacro di Niwa”. Durante il suo viaggio Marianne scopre la storia di quel posto e delle persone che un tempo ci vivevano e ci lavoravano riuscendo nel corso di tutta la durata del gioco a liberare tante anime afflitte e scoprendo molte cose sul suo passato.

Il gameplay di The Medium è un classico survival horror in terza persona, con influenze action e puzzle. Il gioco ha un ritmo moderato e la storia ha una durata di circa 8 ore (considerando anche il tempo per approfondire l’esplorazione delle piacevoli ambientazioni). La particolarità del gioco sta nello stile che esso propone al giocatore per tutta la durata del gioco. Il particolare potere di Marianne, di vivere nel contempo in due “dimensioni” diverse, passa anche al giocatore. Quasi per tutto il gioco infatti è presente uno split-screen, in cui Marianne, nelle sue due forme, esplora la stessa zona ma con grosse differenze, che andranno a tessere la componente puzzle e narrativa del titolo.
Ed è proprio questo il punto forte del gioco: la dualità del termine medium.
L’intero gioco si basa sul concetto di dualità: lo schermo diviso, le due Marianne in sincrono e i concetti di vita e morte. Il medium videoludico vede in questo esperimento una nuova luce con il controllo di più schermi che seppur a prima vista un po’ dispersivi per l’occhio, con un po’ di abitudine ci si accorge che il focus viene sempre ben indirizzato su uno dei due schermi (soprattutto durante le
cutscenes). D’altro canto, in alcune scene ci si rende conto che avere due schermi non fornisce alcuna informazione in più al videogiocatore, restando a tratti un po’ fine a se stesso.

Alcune delle scene più terrificanti sono senza dubbio le fasi di inseguimento. Come in ogni horror che si rispetti, anche su The Medium la nostra protagonista viene inseguita da una sinistra figura di nome Maw, un personaggio chiave all’interno della storia che necessita di Marianne per essere libero e completo.La nostra eroina può solo respingerlo momentaneamente ma non può mai combattere direttamente con Maw, altro elemento che rende queste sezioni di stealth particolarmente soffocanti: il non poter attaccare e difendersi, né poter sconfiggere l’inseguitore.

Come già detto precedentemente però, il gioco vanta solo una decina di ore e nonostante la storia sia ben distribuita in questo lasso di tempo continuando comunque a incuriosire lo spettatore con nuovi personaggi e sempre più dettagli, il gioco spesso presenta diversi momenti un po’ deboli dal punto di vista del gameplay. In svariate situazioni il giocatore troverà parti molto poco interattive, in cui l’unica azione possibile è quella di camminare. A favore di questi momenti, possiamo però dire che in genere vengono inseriti per poter ammirare il meraviglioso lavoro di art design che è stato fatto dalla direzioni artistica, con tante ambientazioni ben riuscite, esteticamente piacevoli ed inquietanti.

Dal punto di vista del character design, i personaggi seppur molto interessanti a primo impatto per via delle loro sottotrame, soffrono anch’essi della scarsa durata del gioco, non offrendo un vero e proprio approfondimento. In molte sezioni lo storytelling ambientale è molto caratterizzato ma spesso non basta però fornire al giocatore tutti i dettagli necessari per la corretta comprensione del gioco.

Per concludere, The Medium è un interessante esperimento che prova a portare qualcosa di diverso e di (relativamente) fresco al giocatore. Il lavoro con lo split-screen, nonostante non sia una vera e propria novità, migliora di gran lunga le meccaniche di gameplay del gioco, suscitando curiosità e rendendo i puzzle più intriganti. Dal punto di vista narrativo ripercorrere le vicende del massacro di Niwa e del passato di Marianne è una bella esperienza che si conclude con un finale volutamente molto aperto, lasciando fino all’ultimo minuto interdetto il giocatore. Nonostante la grande ispirazione per il gioco però il titolo alle volte sembra ultimato troppo in fretta. Ci sono molti momenti di trama in cui sembra debba esserci più approfondimento e invece si passa alla successiva fase di gioco, lasciando il giocatore con la bocca asciutta. Altri momenti invece si presentano molto deboli dal punto di vista del gameplay, trasformando la figura del giocatore in quella di un mero spettatore dell’azione. L’acquisto del titolo è però caldamente consigliato, magari non proprio a prezzo pieno, ma vale la pena dargli una chance durante i prossimi saldi di Steam!

 

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