HODTV: “Let Her Out” – Recensione

Written by Chiara Volponi

Febbraio 3, 2021

Per la rubrica in collaborazione con la piattaforma streaming horror HODTV oggi proponiamo la recensione di Let Her Out, presente in catalogo su https://hnet/?idProdt=WH96Pv.

Let Her Out: il non controllo delle personalità

Diretto dal canadese Cody Calahan già noto qualche anno prima per Antisocial (2013), Let Her Out è un horror psicologico composto da interessanti inquadrature molto colorate e ben definite. Se ci fermassimo all’aspetto visivo, potrebbe sfuggirci il fatto che questo film vanta un budget non troppo alto, continuando la visione però ci si accorge subito che lo stesso discorso non vale sia per la recitazione che per le scelte registiche, che fanno sembrare questo film quasi completato con tanta fretta.

Il film si apre nella stanza di un motel dove una prostituta riceve una visita poco gradita: un sinistro uomo infatti entra con forza nella sua stanza e la stupra. Dopo di che la donna rimasta incinta da questo evento decide di abortire con delle forbici, morendo. Una serie di scene dirette, crude, rapide e concise, che ci danno il benvenuto all’interno della pellicola. In seguito una sovraimpressione ci porta a 23 anni dopo l’accaduto, dove vedremo Helen (Alanna LeVierge) la protagonista, figlia della donna vista in precedenza che risulta viva e in buono stato. Dopo averci appena fatto familiarizzare con la protagonista, quest’ultima viene coinvolta in un incidente stradale in cui rimane ferita. Ma quell’incidente fa emergere nella storia il fatto che dentro di lei sia presente una gemella mai del tutto formata nell’utero materno e che adesso vive dentro di lei, causandole incubi e cercando di prendere il controllo del suo corpo. Questa scoperta ci accompagna alla parte più tetra del film, dove la gemella – dopo 23 anni – non vuole vivere più da spettatrice, e si vendica facendo del male alle persone vicine alla protagonista dapprima nel sonno, mentre in un secondo momento anche durante la normalità della sua giornata. Un’escalation che farà perdere del tutto il controllo di Helen sul suo corpo, facendo risaltare la malefica figura della gemella.

Un aspetto importante del film è sicuramente la dualità, una delle parole chiave in questa storia. La simbologia del film ci da numerosi indizi su come la storia si svolgerà. Per fare alcuni esempi: il ciondolo che Molly (Nina Kiri) la migliore amica della protagonista le dona, mostra due maschere che si uniscono l’un l’altra, ed è un elemento che si vede diverse volte sullo schermo; oppure la scelta dei colori in diverse scene mostra dualità cromatiche in contrasto tra loro che vanno lottando per la supremazia visiva, un po’ come le due personalità di Helen.

La nostra protagonista si presenta come la tipica protagonista femminile dei J-Horror, la figura della donna slanciata dai lunghi capelli scuri, che all’interno di Let Her Out effettua rapide transizioni da simpatica ragazza acqua e sapone a ostile presenza maligna, lottando per lo spazio visivo.

Come già accennato in precedenza, il film vanta ottime qualità fotografiche e di effetti speciali, soprattutto durante le scene più gore che in Let Her Out di certo non mancano. Ma non si può dire lo stesso della caratterizzazione dei personaggi o della recitazione degli attori. Mettendo da parte Helen che si vede su schermo nella quasi totalità delle scene, gli altri personaggi pur facendo attivamente parte della storia non hanno il minimo spessore all’interno di quest’ultima e alcuni si vedono per una manciata di scene (il che è particolarmente strano visto che il film ha pochissimi personaggi) per poi scomparire. Ad eccezione dei personaggi già citati, abbiamo Roman (Michael Lipka) un amico di Helen che si vede solo in pochissime scene all’inizio del film ma che le dona sin da subito un inquietante quadro di lei per poi scomparire, e Ed (Adam Christie) il fidanzato di Molly che è molto attratto da Helen e vuole attirare la sua attenzione.

Si può guardare in film con una chiave più psicologica, pensando che la gemella di Helen sia in realtà solo una doppia personalità di quest’ultima e che lei abbia (dopo l’incidente) sviluppato un disturbo della personalità. Una visione che renderebbe il film molto più interessante e da alcuni punti di vista più sensato, ma che dall’altra parte aprirebbe ancora più dubbi sul senso di alcuni personaggi e sulle loro azioni.

In conclusione, Let Her Out è un interessante esperimento, che fa della mancanza di controllo della protagonista il vero fulcro dell’azione e del terrore. La doppia lettura del film invita lo spettatore a una seconda visione della pellicola, per chi volesse analizzare a fondo la tecnica narrativa del film. Tecnicamente è sicuramente un piacere per gli occhi ma la sceneggiatura sfortunatamente presenta diverse pecche che rendono l’intero film un po’ pesante ma alle volte quasi umoristicamente divertente, a maggior ragione se guardato in compagnia e senza troppe pretese.

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