Bodies Bodies Bodies – Recensione

Ottobre 14, 2022

Bodies Bodies Bodies poster

Una notte di tempesta. Un gruppo di ragazzi rinchiuso in una villa georgiana a fare festa. E poi una di loro lancia un’idea:

Giochiamo a bodies, bodies, bodies?

Bodies Bodies Bodies

Le regole del gioco prevedono che un membro del gruppo vesta i panni dell’assassino, mentre gli altri cercano di smascherare la sua identità. Ma la finzione diventa realtà quando un vero omicidio rompe la calma apparente e mette allo scoperto le dinamiche e i rapporti interni al gruppo.

La regista olandese Halina Reijn (con Bodies Bodies Bodies al suo esordio in lingua inglese) si affida ad un espediente narrativo piuttosto comune, quello del gruppo di amici che passa la notte in una casa isolata, per poi rompere la parete narrativa della finzione ludica e creare un nuovo livello metanarrativo di ‘vera’ indagine e ricerca. Il lavoro della regia non si sofferma più di tanto sugli aspetti horror e gore, quanto su quelli più viscerali e subliminali, con un approccio autoironico e squisitamente pop.

Sophie (Amandla Stenberg) e Bee (Maria Bakalova) sono ospiti di David, amico di famiglia di Sophie, e della fidanzata Emma, attrice, insieme ad Jordan e Alice, quest’ultima conduttrice di un podcast, e il suo nuovo fidanzato Greg, di molto più grande. L’arrivo di Sophie e Bee si dimostra essere sin da subito un catalizzatore di tensioni, dovute alla recente sobrietà di Sophie, una ex tossicodipendente, ai problemi di coppia di David ed Emma e alle insicurezze e alla gelosia di Jordan.

Come in un reality show in cui lo spettatore assiste alle dinamiche interne dei concorrenti, tra amori e antipatie, litigi e alleanze, così in Bodies Bodies Bodies chi guarda si ritrova coinvolto nelle stesse dinamiche, rischiarate qui dalla luce sinistra della catena di omicidi – e delle collane al neon di Alice.

Bodies Bodies Bodies

Combinando elementi del whodunnit, il giallo in cui l’obiettivo è scoprire il colpevole, e dello slasher tradizionale, il film si regge su di una narrazione corale in cui non c’è un’unica final girl e in cui l’assassino – apparentemente – è interno allo stesso gruppo. Reijn infarcisce il film di tematiche contemporanee e sociali, calandolo perfettamente nel contesto socioculturale della generazione Z, senza però mai calcare la mano sui riferimenti culturali a discapito della narrazione e dello svolgimento della trama.

Nonostante la presenza di riferimenti a tematiche relative alle discriminazioni di genere, etnia e classe, alla malattia mentale e alle relazioni tossiche, il film si regge su un impianto narrativo universale, in cui le dinamiche si basano sul sospetto e la diffidenza nei confronti dell’altro che la paura scatena, e che trovano il suo capro espiatorio in chi è diverso. Un momento chiave, infatti, è quello in cui i sospetti ricadono su Bee, che rappresenta l’elemento di alterità nel gruppo: è l’unica infatti che non fa parte della cerchia di amici, ma la sua differenza è rappresentata poi dal suo essere l’unica non America e non altoborghese del gruppo. A suo modo anche il secondo sospettato, Greg, è un outsider per via della sua età e della sua estraneità al gruppo di amici.

Bodies Bodies Bodies

Ma anche in questo caso, Bodies Bodies Bodies non diventa mai una critica sociale e non si fa portavoce di messaggi politici, in favore dell’immediatezza e dell’intuitività di una narrazione divertita e divertente, che si rifà ad un’estetica contemporanea senza però mai diventarne schiava. La trama prosegue scorrevole, costellata da punte drammatiche e dialoghi realistici, fino al finale un po’ prevedibile ma completamente in linea con il resto del film. Nel complesso si rivela un film intuitivo e intelligente, che rielabora l’horror in una delle sue tante riletture contemporanee per realizzare un prodotto che strizza l’occhio ad una certa generazione, per cui probabilmente è pensato e ideato, ma che può essere sicuramente fruito e apprezzato anche più oltre.

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