5 film inquietanti da vedere a Pasqua

Written by Chiara Volponi

Aprile 15, 2022

Film Inquietanti Pasqua

A differenza del più consumistico Natale, la Settimana Santa non ha un grosso numero di film dell’orrore che ne adattino il periodo. Se vogliamo essere precisi, di questa già esigua quantità, buona parte è composta da trashate inguardabili basate sulle imprese più o meno truculente di coniglietti pasquali assassini. Ora, vuoi per l’italico rifiuto verso la figura dell’easter bunny anglosassone, vuoi per la rappresentazione già di per sé perturbante della passione e morte di Gesù Cristo, a Pasqua diviene più difficile trovare film dell’orrore propriamente riferiti a questo scorcio del calendario.

Difficile ma non impossibile, dato che la dimensione più mistica e trascendente della Settimana Santa può far emergere macabri profili anche in pellicole “fuori genere” dove è menzionata la figura del Redentore. Quindi ecco a voi i 5 film inquietanti da vedere a Pasqua.
 
RESURRECTION – Russell Mulcahy (1999)
Il detective John Proudhomme, recentemente trasferito a Chicago, e il suo partner scoprono un crimine scioccante. La vittima viene ritrovata con il braccio tranciato di netto e un messaggio scritto col sangue sulla finestra recita “sta arrivando…“. I due poliziotti sospettano che questo sia solo l’inizio di una serie di orribili omicidi, tutti con lo stesso rituale: l’amputazione di una parte del corpo. L’obiettivo dell’assassino è ricostruire il corpo di Cristo per la domenica di Pasqua. Russel Mulcahy, regista dell’epico Highlander e dell’epicamente orribile Highlander II, torna a dirigere il suo attore feticcio Cristopher Lambert (qui nell’ultimo periodo prima della sua effettiva metamorfosi nella versione francofona della creatura di Frankenstein) in un film che sfrutta l’onda lunga di Seven. Di sicuro inferiore al film manifesto di David Fincher ma senza dubbio più truculento.
Resurrection resta un prodotto ingiustamente massacrato dalla critica, dato che sfrutta un soggetto originale e situazioni di shockante impatto visivo.
 
 STATI DI ALLUCINAZIONE – Ken Russell (1980)
Da Fantafilm, cento anni di cinema di fantascienza:
“Il dottor Edward Jessup dell’Università di Harvard lavora ad un esperimento che potrebbe svelare i misteri dell’evoluzione del genere umano. Mescolando sostanze allucinogene derivate dall’ amanita muscaria procuratagli da un indio, versa una soluzione chimica in una vasca da isolamento sensoriale che dovrebbe procurare a chi vi si immerge gli stati di alterazione attraverso i quali si materializzerebbero le fasi della vita dell’uomo. L’esperimento riesce, ma il ricercatore non sa controllarne gli sviluppi: in una spaventosa corsa a ritroso nel tempo, l’uomo regredisce ai livelli primordiali fino ad annullarsi nello stadio della vita monocellulare e rischiando di non poter più tornare nel presente”.
Non proprio affine alla tematica pasquale, l’opera meglio riuscita di Ken Russell – la quale ha segnato l’esordio del compianto William Hurt – ci regala tuttavia un momento allucinatorio particolarmente disturbante. Infatti, durante uno dei suoi viaggi onirici il dottor Jessup (cognome fonologicamente simile a Jesus) ha modo di vedere un Cristo crocifisso nel cielo. Tutto normale direte voi, l’hanno visto così anche Dante Alighieri e l’imperatore Costantino. Il punto è che in questo caso Gesù non ha un volto umano e la sua testa è stata sostituita con quella di un caprone bianco con sette corna e sette teste. Potrebbe sembrare un’immagine satanica, tuttavia il riferimento è puramente biblico dato che l’essere non è altro che l’agnello di Dio, così come rappresentato in Apocalisse 5.6: “Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra” . L’Agnello è l’unica entità degna di sciogliere i sette sigilli del libro della Rivelazione. Citazione colta utile a sottolineare ulteriormente il significato del film, ovvero che attraverso l’apertura delle porte della percezione l’essere umano può arrivare a rivelare il senso della propria esistenza, a patto di immolare sé stesso, o quantomeno rinunciare alla sua sanità mentale.
 MARTYRS – Pascal Laugier (2008)
Nella Francia dei primi anni 70 Lucie, una ragazza scomparsa da un anno, viene scoperta mentre vaga in strada in stato confusionale. La polizia trova rapidamente il luogo in cui era rinchiusa, un mattatoio abbandonato, ma Lucie non ricorda nulla e, a parte il rilevare che le sevizie subite dalla ragazza non hanno una matrice sessuale, gli agenti archiviano rapidamente la questione tra i casi irrisolti. Inviata in una specie di orfanotrofio, impara di nuovo a vivere (nonostante gli incubi nei quali appare una donna torturata) e stringe amicizia con Ana, un’altra ragazza presa in carico dell’istituto dopo aver subito abusi dal padre. Quindici anni dopo, in una casa di campagna, Lucie è responsabile di una brutale e apparentemente immotivata strage familiare. Analogamente a The Witch di Robert Eggers, il capolavoro di Pascal Laugier, può essere utilizzato come elemento di misurazione per valutare la predisposizione del pubblico al cinema dell’orrore. Il mondo degli spettatori, infatti, si può tranquillamente dividere in due macrocategorie: quelli a cui piace Martyrs e quelli a cui non piace l’horror. Sì, perché se il film è sporco, spietato e violento ai limiti della sostenibilità, tutta questa efferatezza non è mai autoreferenziale, anzi si configura come tappa imprescindibile del calvario della giovane protagonista.
Martyrs è un film da vedere durante Settimana Santa perché l’agonia della povera vittima è interpretabile come una Via Crucis dal significato stravolto: la sofferenza di un innocente non è parte del sacrificio attraverso il quale Dio, autoimmolandosi, redime l’umanità intera ma un mero escamotage col quale pochi individui (ovviamente ricchi e potenti) vogliono “pagare un pedaggio” per garantirsi un posto in prima fila nella fuggevole visione della gloria celeste.
Martyrs è, quindi, una riflessione sul dolore, crudele ma catartica così come cinica e allo stesso tempo trascendente che vi farà dare maggior significato alla frase “Allontana da me questo calice”.
 
 L’OSSESSA – Mario Gariazzo (1974)
Daniela è una studentessa d’arte e restauratrice. Durante un party viene a conoscenza di avere una madre infedele e masochista. Ancora scossa, si ritira nel suo laboratorio dove è stata portata una croce in legno. Ma la croce è maledetta e le porterà ogni genere di sventura. Dopo le speculazioni intellettuali dei due film precedenti ci concediamo uno “stracult”. Il film di Mario Gariazzo fa parte di quella serie interminabile di cloni de L’Esorcista che hanno visto la luce nel periodo immediatamente successivo al successo del film di Friedkin. L’Ossessa è un’opera terribile, a metà strada tra il filone demoniaco e il decamerotico boccaccesco. Qui, per ovvi motivi di budget, i momenti in cui la posseduta levita o congela la stanza sono sostituiti dai movimenti provocanti e sinuosi della bella Stella Carnacina la quale aggiunge vomito e turpiloquio al tutto per rendere un po’ più satanica la messinscena.
La pellicola è, ovviamente un “so bad it’s so good” presente in questa lista per la scena in cui il crocifisso ligneo, posseduto da un demone e costruito ed animato da sua maestà Carlo Rambaldi, prende vita e possiede (in questo caso carnalmente) la protagonista.
 
 LA PASSIONE DI CRISTO – Mal Gibson (2004)
Ok, in questo caso è abbastanza superfluo raccontare la trama. Il controverso film di Mel Gibson mette in scena le ultime ore di vita del Nazareno in 127 minuti di pellicola recitata rigorosamente in latino ed aramaico.
The Passion è stato, indubbiamente, l’evento cinematografico del 2004. Distrutto da alcuni e reputato vangelo da altri, il film è stato accusato di antisemitismo, mistificazione e sadismo, elementi che ricadono maggiormente sulla dimensione morale della pellicola piuttosto che sulla sua effettiva qualità realizzativa. La Passione di Cristo è un’opera che sincretizza all’interno del religioso molteplici elementi del cinema di genere presi a piene mani dal peplum, dal mistery, dallo splatter e dal torture porn, mettendo su un macchinario funzionale a tener viva l’attenzione di qualsiasi tipo di spettatore, incluso il meno propenso, a sorbirsi un mattone biblico recitato in una lingua morta. Con i suoi molteplici momenti disturbanti, ad esempio la visione dell’anticristo durante la flagellazione o il suicidio di Giuda che trova la morte accanto al putrescente asinello della Domenica delle Palme, The Passion perturba e intrattiene nel suo essere puro anti-intrattenimento e rimane un must per i patiti dell’horror che vogliono concedersi una variazione sul tema senza allontanarsi troppo dalla comfort zone.
Alessandro Iagulli

 

 

 

 

 

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